5 IN CONDOTTA - I Virtuosi di San Martino

5_in_condotta_virtuosi di san martinoTitolo: 5 in condotta
Autore/i: I Virtuosi di San Martino
Esecuzione: I Virtuosi di San Martino
Produzione: Polosud
Anno di produzione: 2010
Prezzo: Euro 14,00
Prezzo in offerta: Euro 12,00
Disponibilita': In commercio

 

Ironia, sarcasmo, acume potrebbero essere i primi aggettivi possibili per “5 in condotta” il nuovo lavoro discografico dei Virtuosi di San Martino, appena uscito per la Polosud. Quindici brani che danno vita a un vero e proprio bestiario di personaggi e situazioni con­temporanee, testimonianza di uno spettacolo teatrale in tournée da ormai due anni. Brani rodati, dunque, già apprezzati da pubblico e critica.

E così i protagonisti fantastici quanto reali creati da Roberto Del Gaudio prendono vita accompagnati dal “cocktail sonoro” allestito da Federico Odling.  Citazioni musicali sempre brillanti e ricche si incontrano e si scontrano con il cantato, con rime improbabili o negate, per un’idea di musica come arte totale tra teatro, canzone, satira di costume, macchietta, sempre in bilico tra il sublime e la provocazione estrema.

Ad aprire il disco è una folgorante «Che sarà» dei Ricchi e Poveri trasformata in coro alpino, poi però, cambia e la consueta atmosfera cameristica dei Virtuosi incontra un sound elettrico per «Pagatemi» che mette all’indice il nuovo star system artistico, politicamente s-corretto.

In «La femminista», «La papessa» e «Lo sforzo democratico» si vedono i “nuovi mostri” dei nostri tempi, ideali divenuti stereotipi per poi sgretolarsi davanti alla scoperta del comodo, del piacevole, dell’utile. «Ventitrè» se la prende con un professore di Filosofia morale mentre il tono cambia con «La storia di uno di noi» e «Nun è pecchèto», canzoni nelle canzoni, parodie rispettivamente di Celentano e Di Capri, pugliese per l’occasione.

Non manca l’humor nero in «Lo zecchino di piombo», povero sventurato che ballando ballando salta in aria su una mina.

«’O liberista ’nnammurato», ritrae un im­prenditore napoletano che in nome della libertà d’impresa apre una casa di tolleranza a Posillipo.

Il lavoro si conclude con un brano che ha già dato adito a diverse polemiche, «Il grande errore di Adolf»; ed ecco un ebreo che rimprovera Hitler di aver perseguitato la sua gente piuttosto che i napoletani. «È una riflessione sul luogo comune in cui è ridotta la nostra città - riflette Del Gaudio - esaltata o demonizzata, ma sempre in maniera acritica, sino al punto di farci sentire prigionieri di un non luogo, di un lager, esistenziale come culturale. Come Ceronetti, allora, immaginiamo la provocazione estrema, sperando di innescare una reazione, magari un effetto di catarsi. E usiamo l’”Inno alla gioia” di Beethoven trasformato in inno di Scampia, palcoscenico ormai ufficiale della retorica gomorrista».

 

I Virtuosi di San Martino, sono nati a Napoli nel 1994.

Federico Odling, compositore violoncellista genovese trapiantato a Napoli e Roberto Del Gaudio, cantante – attore e autore teatrale, con Vittorio Ricciardi al flauto traverso, decidono di dar vita a un ensemble da camera, con l'apporto di violino e chitarra classica, rispettivamente Antonio Gambardella e Dario Vannini, due concertisti di fama nazionale.  I cinque rodano il loro rapporto musicale e umano durante le lunghe e numerose prove nello studio di San Martino al Vomero (da cui il nome).

Una formazione acustica, da camera, che fin dai primi concerti elabora uno stile unico per i testi, la composizione delle musiche e l’incredibile esecuzione dal vivo. Federico Odling ha creato negli anni una colonna sonora per la giungla di personaggi ideati da Roberto Del Gaudio. Un teatro canzone surreale e irresistibile che è l’evoluzione di quello proposto dei Gufi negli anni ‘60 e da Giorgio Gaber.

Il teatro musicale dei Virtuosi di San Martino vuole essere un tentativo di risvegliare l’attenzione dello spettatore, infrangendo il diaframma che ormai sempre si frappone fra opera e spettatore stesso, dandogli, inoltre, l’opportunità di proseguire l’esperienza dello spettacolo.

Il ritorno al rapporto diretto tra esecutori e platea si sviluppa, anche durante i laboratori, per divenire uno scambio biunivoco tra artisti e spettatori, in cui l’opera si contamina con l’apporto di coloro che l’hanno fruita. Si riformulano, in questo modo, le regole del teatro di tradizione che ricerca, nella rielaborazione dei suoni e dei caratteri impossibili, la smarrita capacità di ridere della tragedia di essere (o non essere) al mondo. Recuperare, cioè, all'arte della messa in scena il suo intimo legame con le grandi domande dell’uomo.

I due momenti, lo spettacolo e il laboratorio, sono due fasi di uno stesso percorso di azzeramento della cosiddetta quarta parete, fino a giungere allo scambio dei ruoli tra attori e spettatori.

Molti dei personaggi inventati dai Virtuosi di San Martino sono diventati, tra i fan del gruppo, oggetto di culto. Tra rime mancate e citazioni letterarie, i Virtuosi sono all’apice di un cabaret sofisticato, colto e trascinante al punto che, nel 2002, il gruppo ha ricevuto il prestigioso premio nazionale della critica, riconoscimento ad artisti teatrali nazionali per la particolarità e singolarità del loro lavoro.

 

Elenco dei brani:
1. Che Sarà, Che Sarà
2. Pagatemi
3. Minimal 1
4. La Femminista
5. Lo Sforzo Democratico
6. Ventitrè
7. La Storia di Uno di Noi
8. Peppino di Bari
9. Comprala
10. Coro della Verità
11. La Papessa
12. Minimal 2
13. Lo Zecchino di Piombo
14. 'O Liberista 'Nnammurato
15. Il Grande Errore

 


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