SI VO' DDIO - Terrasonora

si vo ddio terrasonoraTitolo: Si vo' Ddio
Autore/i: Vari
Interpretazione ed esecuzione: Terrasonora
CD audio con 10 brani
Durata 39:37
libretto 28 pagine a colori con foto e testi dei brani
testi in dialetto napoletano
traduzione dei testi in italiano e inglese
Testo e Musica: Pasquale Ziccardi e Gennaro Esposito
Arrangiamenti: Pasquale Ziccardi
Direzione di Sala: Pasquale Ziccardi e Raffaele Esposito
Direzione Artistica: Raffaele Esposito
Produzione: RadiciMusic
Anno di produzione: 2012
Prezzo: Euro 15,00
Disponibilita': In commercio


I Terrasonora sono un gruppo di folk contemporaneo. La loro musica si ispira a quella della tradizione Campana ma ne rielabora forme e contenuti in una chiave di lettura più attuale, infatti  il loro intento è quello di inserirsi nel solco della tradizione per mutuarne il linguaggio e rinnovarlo per ampliarne il potenziale espressivo. Raccontano storie legate al loro vissuto, alle loro origini, al contesto sociale, usando la lingua del popolo - il dialetto - dall’inequivocabile e immediato potere comunicativo.

Vi è un costante riferimento ai ritmi della loro terra (tammurriata e tarantella) e agli strumenti (tammorra, tamburello, ciaramella) di origine popolare, il tutto sapientemente mescolato a ritmi, strumenti e linguaggi di altre culture.

Qualcuno ha scritto che “noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove”. Sarà pure una direzione ostinata, ma è volgendo lo sguardo verso l’ “altrove” che  ci riappropriamo delle nostre “radici”. La musica ci mette lo zampino e ci convince che  far dialogare lo spirito dei popoli sia uno dei miracoli più sorprendenti della vita: l’ho visto con i miei occhi a New Orleans come a Belgrado, a Lisbona come a Napoli. Tutte le volte che ritorno nel mio Sud, sono le sonorità a restituire riconoscibilità ai luoghi che mi hanno allevato. Il folk dei Terrasonora indica la via verso casa e allo stesso tempo accorcia le distanze tra la libertà dell’altrove e la possessività delle radici.

All’ombra del Vesuvio non accadeva da parecchio, forse dai tempi in cui la finezza intellettuale di Roberto De Simone facesse scintilla con la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Pochi giorni prima di volare tra le stelle, in un camerino di un teatro di periferia, Concetta Barra mi rivelò l’ultima profezia: “Il folk ci salverà soltanto se sarà ramingo tra i giovani”. Può darsi che gli dei ci abbiamo messo del loro, ma finalmente il repertorio musicale dei Terrasonora conquista le nuove generazioni sulla strada maestra verso il futuro. Basta con il sovrappeso della nostalgia che imprigiona il passato; basta con il separatismo che sottomette la periferia al dispotismo della metropoli; basta con i cliché che condannano Napoli a terra desolata sommersa dalla monnezza e abitata dai mostri di Gomorra; basta con l’inquinamento subculturale della canzonetta neomelodica.

Una riflessione musicata o una pizzicata romantica dei Terrasonora rappresentano il valore aggiunto che aspettavamo, perché scuotono la nostra coscienza collettiva e ci svincolano dallo scetticismo di chi voleva convincerci che una composizione dal sapore artigianale non potesse spiccare il volo. Il tempo ci ha dimostrato il contrario e, ascoltando i Terrasonora nei luoghi più disparati – dalle valli del Nord Italia alle passeggiate della riviera romagnola, dal cuore di Sofia ad uno scantinato alla periferia di Napoli – abbiamo avuto il privilegio di assistere ad una metamorfosi che dirotta la band verso un folk più maturo. Una crescita che ci permette di ribaltare la citazione iniziale come segue: “Napoli ha le radici, non le gambe, e le radici sono fatte per guardare altrove”.
Rosario Pipolo giornalista e blogger


Un canto che viene dalla terra, quella terra che fu degli Ausoni, poi degli Osci e poi ancora divenne gioiello incastonato in quella meraviglia che era la Campania Felix Romana. Come una Venere vestita di stracci, quella stessa terra, che ai nostri occhi appare dalla bellezza sfregiata e violata, torna a far levare alto il suo canto di rabbia, di denuncia, ma anche di speranza e di desiderio di cambiare. Interpreti, i Terrasonora, gruppo dalla pregevolissima cifra artistica, che seguendo un particolare percorso di ricerca attraverso le fonti della musica tradizionale campana, è riuscito a raccogliere l’eredità dei canti orali e di lavoro delle zone rurali dell’entroterra, ed annullando ogni coordinata temporale ha riannodato i legami con una tradizione che va via via scomparendo, fino a diventarne loro stessi parte integrante.

Se con Core e Tamburo avevamo avuto la certezza di avere di fronte un gruppo in grado di suonare tradizionale senza fare musica di riproposta, con questo nuovo disco si percepisce chiaramente come le loro composizioni originali nascano da un dialogo continuo con le radici, da un confronto che diventa una rara occasione per immergersi e lasciarsi trasportare in volo dai suoni e dalle voci di quella Campania Felix, che oggi vuole tornare a vivere.

Niente, insomma, che abbia a che vedere tanto con gli stereotipi musicali della napoletanità quanto con quei gruppuscoli tammorradipendenti che imparati quattro canti tradizionali al quinto cominciano a perdere colpi. Ogni nota, ogni tessitura musicale, ogni canto, dei Terrasonora nasce da un lavoro rigoroso sulle strutture musicali, sulle armonie, sugli arrangiamenti, niente è lasciato al caso, e la prova di ciò è data anche dai loro concerti, nei quali è possibile cogliere sempre quel guizzo, quella capacità di saper creare in ogni momento, quella sorprendente carica tutta parteneopea di essere geniali e allo stesso tempo di incantare. ( ... ) Così forse, anche grazie alla musica dei Terrasonora la Campania tornerà ad essere Felix.
Salvatore Esposito - Direttore di www.blogfoolk.com

Elenco dei brani:
1. Alli uno  4:17
2. Statt’attiento  4:30
3. Si’ vo’ Ddio  3:38
4. Guardame  4:29
5. Votta Votta  3:44
6. Bona Jurnata  3:40
7. Nun ‘o ssaje  2:49
8. ‘O Katanga  3:44
9. ‘Na parola ‘e cchiu’  3:20
10. Angulanum  4:08

MUSICISTI E STRUMENTI:
Giovanna Faraldo: Voce
Francesco Ferrara: Voce e Castagnette
Raffaele Esposito: Tastiere e Pianoforte
Fabio Soriano: Flauto Traverso, Clarinetto, Flauti Dolci, Ciaramella, Flauto di Canna, Tromba De’ Zingari, Dan Moi (Scacciapensieri Vietnamita), Tamburello, Canto Armonico e Voce
Antonio Esposito: Basso e Voce
Antonello Gajulli: Cassa, Tammorra, Hi-Hat, Sonagli e Piatti
Gennaro Esposito: Chitarre e Voce
Antonello Gajulli: Cassa, Djembè Con Spazzole, Tammorra, Hi-Hat, Shaker, Sonagli, Rullante, Timpano, Udu, Udu Drum, Piatti e voce

e con
Pasquale Ziccardi: Chitarre, Bouzouki, Voce Recitante ed Effetti Voce
Michele Signore : Lira Pontiaca, Violino e Shaker
Peppe Copia: Chitarra Battente

 


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