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5 maggio. Negozianti di cicche. Barroccini che paiono scheletri fossili di animali antidiluviani. Carrette e carrettieri col loro carattere spagnolo. A S. Lucia l'insegna ad un banco d'ostricaro dice: 'Salvadore Capezzuto detto il barone, ostricaro fisico'. In una sorta di taccuino di scavo Neri Tanfucio, nom de plume di Renato Fucini (18431921), registrò, schedò, inventariò, fissò immagini mostruose e favolose, paesaggi bellissimi e povertà impossibili di una Napoli dei fondaci carnale e tragicamente disperata nella sua incredibile umanità. Durante quella esperienza Tanfucio riversò nel suo inseparabile Taccuino le impressioni immediate e lo sdegno di un intellettuale pervaso dalla lezione meridionalista di Villari e Fortunato e degli insegnamenti realistici della pittura macchiaiola ma anche i tratti di una scrittura capace di epiche sortite negli imprendibili territori della creatività. Gli appunti raccolti durante il soggiorno napoletano nella primavera del 1877 e le gite all'isola di Capri, a Sorrento, ad Amalfi e nei paesi della costiera, a Pompei, ad Avellino, al santuario di Montevergine e sul Vesuvio, servirono allo scrittore toscano per realizzare il mirabile reportage Napoli a occhio nudo,uno dei più intensi libri di denuncia sociale della nuova Italia. |
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