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Erano i primi anni della nuova vita arrisa alla Certosa di S. Martino, passata in proprieta' dello stato nel 1866 e destinata ad ospitare negli ampi locali sospesi sul golfo i materiali non piu' allocabili nel Museo Nazionale. Popolato di statue, quadri e frammenti marmorei "minori" provenienti dal piu' ricco forziere cittadino, il nuovo museo si ampliò ulteriormente durante il Risanamento, acquisendo quel singolare carattere che, a giudizio di Doria, gli merita, e non paradossalmente, ben piu' che la qualifica di museo nazionale, quella, piu' degna e piu' vera, di museo civico, perché dotato di "una documentazione imponentissima, archivistica e iconografica, agiografica e sentimentale della storia di Napoli, nelle sue vicende politiche, nella sua arte, nella sua cultura, nel suo costume: storia delle dinastie e delle grandi famiglie, della borghesia e delle classi popolari, dei pensatori e degli artisti, delle glorie e delle sventure". L'autore, scrittore elegante ed arguto, non compila una guida vera e propria, né elabora un catalogo irto di dati e di date, e neanche si cimenta in "discettazioni erudite o enfatiche celebrazioni"; ma visitando ogni sala, attraverso un percorso rigorosamente cronologico e col soccorso dei pezzi piu' significativi, fa rivivere a grandi tratti la storia della citta' colta dal grande chiostro della Certosa o raccolta negli ambienti di quello ch'egli rivendica a buon diritto come il Carnevalet napoletano. |
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