Bartolommeo Capasso nacque il 22 febbraio 1815, a Napoli, dove morì il 3 marzo del 1900. La sua lunga ed operosa vita fu tutta dedicata agli studi di storia, di topografia antica, di archivistica, di folclore e talvolta anche di letteratura. Natura profondamente onesta, animo semplice e buono, dimostrò nella sua vasta produzione scientifica più di cento pubblicazioni non solo larga e sicura dottrina, ma notevole acume ed intuito critico; onde le principali Accademie d'Italia e d'Europa lo elessero a socio: fra le altre quella Nazionale dei Lincei, la Pontaniana e la Reale di Napoli, l'Accademia di Storia di Madrid; e l'università di Heidelberg lo ascrisse, honoris causa, fra i suoi docenti. Fondata, con altri studiosi, nel 1876, la Società Napoletana di Storia Patria, il Capasso ne fu subito vice-presidente, fino al 1883, poi presidente per tutto il resto della vita; e ad essa dedicò il meglio delle sue energie, pubblicando numerosi saggi ed articoli nell' "Archivio Storico per le Province Napoletane", edito da quel sodalizio. Appassionato cultore di memorie patrie, infaticabile ricercatore di documenti relativi alla sua città ed al Meridione d'Italia, il Nostro volle concludere la sua lunga attività scientifica (iniziata nel 1846 con le Memorie storico - archeologiche della Penisola Sorrentina ) dedicando gli ultimi mesi della propria esistenza, quantunque nel 1899 avesse perduto la vista, alla stesura di questa Napoli greco-romana che, pubblicata postuma nel 1905 per i tipi di Luigi Pierro e poi dal Giannini, nel 1912, torna ora alla luce in un'accurata ristampa della prima edizione. Il Capasso non era un archeologo: ove si eccettui qualche sua rara e fugace incursione nei campi dell'epigrafia e topografia concernenti Napoli, Sorrento e Formia, egli non lasciò altri scritti relativi a quella disciplina; e pur vivendo in un'epoca ricca quant'altra mai di scavi e scoperte di antichità si pensi a Troia, ad Olimpia, a Delfi, a Pompei , coevo di una schiera di archeologi insigni (sommo fra tutti il Furtwangler) che, in questo campo, crearono il metodo scientifico della ricerca, non sembrò mai attratto allo studio e alla discussione di una cosi vasta mèsse di reperti e di teorie. Saggiamente, ma assai modestamente, egli diede al suo extremus opus il sottotitolo di quadro storico topografico dell'antica città, delineato ed esposto al popolo. Tuttavia, solo chi non avesse neppure sfogliato il volume potrebbe avventatamente definirlo un'opera di volgarizzazione: chè le testimonianze degli scrittori greci e latini intorno alle vicende, ai monumenti, ai costumi di Napoli nell'età classica sono, per così dire, il continuo sostegno della trattazione. Ed oggi che l'archeologia sembra voler procedere in modo sempre più autonomo, rispetto alla filologia, il pregio più notevole, nell'ultima fatica di B. Capasso, consiste, forse, proprio nel costituire, essa, quasi un contrappeso, un elemento di equilibrio per una visione ed interpretazione del mondo antico alla quale tutte le scienze, pur conservando ciascuna il proprio campo d'indagine, armoniosamente contribuiscano, nell'amore della verità. |
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