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Verità e giustizia per l'Italia meridionale.


Autore:
Cesare Bertoletti
Titolo:
II Risorgimento visto dall'altra sponda.
Sottotitolo:
Verità e giustizia per l'Italia meridionale.
Introduzione di Giovanni Artieri
Descrizione:
Volume in 8° (cm 21 x 14 ); pp. L-334; 42 tavole fuori testo.
Luogo, Editore, data:
Napoli, Berisio, 1967
Numero di edizione:
Disponibilità:
Disponibilità limitata
Prezzo: Euro
40,00
ISBN:

Come Cesare Bertoletti sia pervenuto alle scritture storiche, e in forma così accesa e polemica, ha cercato di chiarirlo al lettore Giovanni Artieri, nella lunga « Introduzione » a quest'opera.

Si tratta - detto in poco - di una specie di « avatar », di trasformazione sostanziale di un « piemontese » integrale, in un « napoletano » di elezione; e ciò sotto la spinta e la suggestione di intense letture, studi e ricerche nella letteratura riguardante le origini, gli sviluppi, i drammi e le conclusioni del Risorgimento.

Il « piemontese » Bertoletti ha scoperto, in questa improvvisa vampata passionale della sua età non più giovanile, la cosidetta « ingiustizia » rappresentata dalla formazione unitaria del Regno d'Italia: una operazione tutta compiuta a spese e sulla pelle del povero Mezzogiorno. Sembra quasi, considerando il Risorgimento con gli occhi di Bertoletti, ch'esso sia stata una grande operazione coloniale: il Nord dell'Italia sarebbe sceso alla conquista del Sud, non diversamente da come il Regno d'Italia, nel 1896, nel 1911 e nel 1935 partì in campagna per la conquista dell'Etiopia e della Libia.

Gli unificatori « piemontesi » dal 1860 in poi non ebbero, verso i napoletani, i calabresi, i siciliani, i pugliesi e via dicendo, mano meno pesante dei colonizzatori dell'Africa. Pure essi muovevano contro un Regno sette volte secolare, modello di civiltà, di fasto e di eleganza; terra natia di sommi geni del pensiero e di artisti in pittura, in musica, in architettura di fama immortale. Il Reame di Napoli non era secondo a nessuno, in Italia, per opere di modernità (applicazione del vapore, arti meccaniche, scienze fìsiche, arti sanitarie) e per saggezza amministrativa.

Questo - ci dice Bertoletti nel suo racconto cordiale e appassionato - era il Regno « colonizzato » dai « piemontesi ». Ed il bello è che il Bertoletri stesso è un piemontese, di Novara; onde il suo «caso letterario» assume anche il valore morale di un «caso di coscienza». Bisogna chiedersi: è questa del libro di Bertoletti, una polemica postuma e priva di attualità? No. Purtroppo, no. A giusto titolo, si allinea il presente volume accanto alle grandi « proteste » e ai grandi protestatari dell'epoca di Francesco II di Borbone: il de Sivo, il Buttà e gli altri scrittori che il Croce chiamava, poco convinto, «della reazione». Esso, infatti, reagisce alle adulterazioni della verità storica e della realtà attuale. Un libro contro l'agiografìa risorgimentale e contro il sotterraneo complesso di superiorità del Nord verso il Sud, manifestatesi in forma violenta e antistorica nel 1945 e 1946. È a questo complesso di superiorità che Cesare Bertoletri, col consenso di innumerevoli lettori della presente opera, oppone un fermo, ragionato, nobile diniego.

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