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Il Mobile Barocco in Italia |
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Indice - Sommario:
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Prefazione / Introduzione L'interesse degli studiosi nei confronti dei complessi fenomeni artistici e culturali che generarono e diffusero lo stile barocco in Italia e negli altri Stati europei, ha determinato in questi ultimi cinquant'anni il fiorire di numerosi studi, come il fondamentale libro di Rudolf Wittkower, Arte e architettura in Italia 1600-1750, incentrati soprattutto sull'evoluzione della pittura, della scultura e dell'architettura dal tardomanierismo fino alla meta' del Settecento. Un limite cronologico questo - adottato anche da Andreina Griseri nelle Metamorfosi del Barocco, la prima opera che metteva in risalto il ruolo giocato dalle arti decorative nell'elaborazione di uno stile - che si è voluto in qualche modo mantenere anche nella stesura del presente volume interamente dedicato alla mobilia italiana di quel periodo, restringendo però l'arco temporale agli anni trenta del Settecento, quando il gusto scenografico, tipico delle soluzioni ornamentali barocche, fu progressivamente soppiantato a tutto favore delle nuove mode francesi. Se dunque la data di inizio 1600 è stata orientativamente scelta per indicare il momento di transizione dal manierismo al barocco, il 1738 ben si adattava a scandire un cambiamento stilistico generato anche dal mutamento della situazione politica italiana che, in seguito alla pace di Vienna, sanciva il definitivo tramonto dell'egemonia spagnola sulla penisola. Gli Asburgo infatti, pur cedendo il Regno di Sicilia a Carlo di Borbone, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, divenuto nel 1734 re di Napoli, mantennero il Ducato di Milano (che gli era stato formalmente assegnato nel 1714 con la pace di Rastadt) e acquisivano, oltre al Ducato di Parma e Piacenza, anche il Granducato di Toscana. L'estinzione di case regnanti come i Medici e i Farnese, le cui corti erano state caratterizzate dalla forte impronta barocca, e, di contro, l'ascesa di nuovi sovrani, quali i Savoia in Piemonte o i Borbone a Napoli e poi a Parma, favorirono la creazione del nuovo stile rocaille che, pur prendendo le mosse dagli ornati seicenteschi se ne sarebbe distaccato per una maggiore liberta' inventiva. Tra gli studi condotti da Alvar González-Palacios nel campo delle arti decorative, sicuramente quelli dedicati ai vari aspetti dell'artigianato artistico sei-settecentesco hanno avuto il grande merito di aprire la strada a tutti quei contributi critici pubblicati a partire dalla fine degli anni sessanta del Novecento: a questo proposito sono stati di grande importanza i saggi scritti dallo studioso sui lavori eseguiti all'interno delle Botteghe granducali di Firenze, proseguiti da Anna Maria Giusti, quelli dedicati all'evoluzione del gusto barocco in Liguria e a Roma, e le ricerche effettuate, in parte parallelamente a Renato Ruotolo, nel campo degli arredi napoletani poi sfociate nella mostra "Civilta' del Seicento a Napoli". In Piemonte la linea di studi interdisciplinari inaugurata da Andreina Griseri e da Vittorio Viale con la mostra del barocco piemontese è stata approfondita da Michela di Macco, insieme ad altri studiosi torinesi, nel volume "Figure del barocco in Piemonte" e nella piu' recente esposizione "Diana trionfatrice". Piu' scarsa di indagini sulla mobilia seicentesca risulta invece la Lombardia dove, alla fondamentale mostra sulla bottega dei Fantoni tenuta a Bergamo nel 1978, non ha fatto seguito nessuna indagine sistematica sugli intagliatori ed ebanisti locali; mentre in Veneto, dopo il volume di Clelia Alberici dedicato al mobile veneto, si segnalano i contributi critici raccolti ne "La scultura lignea barocca nel Veneto" e nel piu' recente repertorio su "La scultura a Venezia da Sansovino a Canova", redatto da Andrea Bacchi con la collaborazione di Susanna Zanuso. |
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