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Autore:
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Domenico Apicella |
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Titolo:
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I Ritte Antiche. |
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Sottotitolo:
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Ovvero I Proverbi Napoletani.
Raccolti con la traduzione in italiano e con la Grammatica Napoletana.
Prefazione di Giuseppe Prezzolini. |
| Numero di edizione: |
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Seconda edizione ampliata e corretta |
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Descrizione:
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Volume in formato 8° (cm 21 x 15,5); 376 pagine; 8 tavv. in monocromia fuori testo. |
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Luogo, Editore, data:
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Cava de' Tirreni (SA), Ed. Il Castello, 1972. |
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Disponibilità:
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Pochi esemplari |
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Prezzo: Euro
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15,00 |
Dal capitolo III del libro:
"Si dice che la storia sia la maestra della vita, e ciò non ci sembra affatto vero; perché essa non si ripete mai con identità, anche se i corsi e ricorsi storici di Giovambattista Vico sono i giri di una spirale ascendente, e somigliano in certo qual modo ai precedenti.
Quella invece che è maestra della vita, è l'esperienza dei fatti concreti: di ciò che capita all'uomo giorno per giorno, gli è capitato da quando ebbe la intelligenza della paura del primo tuono, e gli capiterà finché su questa terra ci sarà quell'ultimo essere pensante, il quale potrà dare con la sua presenza ed il suo pensiero la esistenza alle cose che lo circondano, visto che le cose in tanto esistono in quanto esistiamo noi, esseri pensanti, per percepirle.
Una tale esperienza, che è frutto spontaneo ed atavico della vita pratica, l'uomo ha sempre cercato di fermarla in concetti semplici, racchiusi in piccole frasi non soltanto perché potessero rimanere impressi nella propria memoria, ma anche perché potessero facilmente essere appresi dagli altri e trasmessi alle generazioni future.
Essi che chiamansi proverbi e che possono ritenersi la quintessenza ' della saggezza popolare di tutti i tempi concentrata in pillole, costituiscono il più prezioso retaggio di un popolo, ed anche la maggiore ricchezza di un uomo .
I proverbi differiscono dai modi proverbiali, che sono modi di esprimere con formulazione caratteristica e particolarmente vivace alcuni concetti di uso comune; e differiscono dalle sentenze e dalle massime, perché queste sono il frutto della esperienza e della dotta intuizione di uno solo o di una cerchia ristretta, mentre essi sono sorti inavvertitamente, spontaneamente ed armonicamente sulla bocca del popolo in un attimo di felice espressione che ha trovato l'unanime consenso.
Questo consenso è originato da due elementi: uno intrinseco, l'altro estrinseco; quello intrinseco deve essere costituito dalla rispondenza alle evenienze della vita; quello estrinseco è costituito dalla forma, la quale deve essere la più semplice possibile, ma tale da suscitare l'interesse ed il piacere alla ripetizione.
Tante volte nella vita quotidiana noi ci esprimiamo con sentenze veramente assennate; esse però raccolgono soltanto il successo dell'attimo in cui le pronunziamo, perché non hanno l'elemento estrinseco per lo slancio che le elevi nello spazio e le faccia volare nel tempo.
La qualità intrinseca fa sì che lo stesso concetto che ha dato vita ad un proverbio presso un popolo, può averla data a quello di un altro popolo, se anche presso di esso ha trovato la forma adatta; ragion per cui incontriamo nelle lingue vive alcuni proverbi identici a quelli di lingue morte, e proverbi che sembrano diversi da popolo a popolo soltanto nella forma.
Rispecchiando l'indole, le occupazioni, le emozioni, le passioni, le gioie, le sofferenze di ogni popolo, essi si rifanno alla natura stessa del popolo che li esprime: un popolo marinaro trarrà dal mare la fonte della sua esperienza e la esprimerà in termini e similitudini marinaresche; un popolo di agricoltori userà le esperienze della vita agricola; un popolo guerriero si esprimerà in similitudini e termini di guerra; e così via.
E come un popolo è tanto più ricco di proverbi, quanto più è antico e ricco di esperienza vissuta, anche i singoli son tanto più ricchi di proverbi quanto più diventano vecchi e più acquistano tesori di saggezza.
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