Rituali di carnevale in Campania. |
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Questo lavoro sul carnevale è il risultato di una ricerca durata quattro anni, ancora oggi unica ed insuperata per vastita' e completezza, condotta negli anni Settanta in Campania dall'antropologa Annabella Rossi e dall'etnomusicologo Roberto De Simone, con la collaborazione di Marialba Russo, Paolo Apolito, Enzo Bassano, Gilberto Marzano. Gli Autori hanno lavorato "sul campo": questo tipo di approccio ha permesso di « scoprire » alcuni rituali considerati scomparsi fin dagli anni '50 da studiosi di fama, e di rilevare numerosi cerimoniali drammatici e le loro varianti locali, come le Rappresentazioni dei Mesi, la Canzone di Zeza, la Morte di Carnevale, i balli processionali, i rituali di Sant'Antonio Abate, ecc. E' evidente che in queste « letture » la novita' maggiore è data dall'apporto della psicologia del profondo, soprattutto nella versione mitografica di Jung e di Róheim, che qui trova la sua prima e libera applicazione al materiale culturale offerto dalla Campania. L'impiego spregiudicato e forse non sempre ortodosso di questo strumento, che tuttavia ammette l'attenzione all'economico e al sociale, ha consentito agli autori di compiere un'analisi dei fenomeni collettivi in cui l'individuale continua ad avere un'estrema importanza; basti pensare al motivo del travestimento femminile, che indubbiamente traduce le pulsioni e i conflitti di chi si traveste, o a quello della maschera funebre, in cui affiora un tentativo di esorcizzare la paura della morte. La figura di Pulcinella diventa, cosi', esemplare di un complicato processo di condensazione simbolica dove la morte, la paura, la subordinazione, la nascita, il sesso si traducono in costume, maschera, gesto, intreccio, danza, parola, in cui il soggetto popolare può vivere e leggere le proprie frustrazioni e le proprie nevrosi. Ma il risultato forse piu' cospicuo di queste analisi (e la loro portata non è esclusivamente antropologica) consiste nell'aver indicato nel mondo popolare meridionale la presenza ancora attiva di una cultura non dissociata; nei rituali e nei cerimoniali del carnevale campano il conscio e l'inconscio, il lecito e l'illecito rompono infatti le barriere istituzionali, religiose o ideologiche, per affermare, anche se in modo provvisorio, l'esigenza di un linguaggio unitario, eversivo e liberatorio. In ciò, la cultura popolare si presenta spontaneamente come un'anticultura. Roberto De Simone Annabella Rossi, antropologa, nata nel 1933, si è spenta di recente. Ha lavorato al Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari, a Roma, e alla Universita' di Salerno. Dal 1958 conduceva ricerche sul Meridione. Ha scritto numerosi saggi e volumi, tra i quali: Le feste dei poveri, Lettere da una tarantata, Un caso di magia nei monti Picentini. |
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