vai alla pagina di apertura / goto home page Capolavori dell'800 napoletano.
Dal Romanticismo al Verismo.
Dalla Reggia Reale di Capodimonte alla Villa Reale di Monza.

Titolo:
Capolavori dell'800 napoletano.
Sottotitolo:
Dal Romanticismo al Verismo.
Dalla Reggia Reale di Capodimonte alla Villa Reale di Monza.
Catalogo di Mostra tenutasi a Monza dal 16 maggio al 5 ottobre 1997.
Descrizione:
Volume in formato 8° (cm 27 x 23); 196 pagine; moltissime illustrazioni in b/n e a colori, nel testo e fuori testo.
Luogo, Editore, data:
Milano, Mazzotta, maggio 1997
Disponibilita':
Limitata
Prezzo: Euro
40,00
ISBN: 88-202-1219-6

Indice del volume:

  • Prefazione
    Nicola Spinosa
  • Il contesto: Napoli in eta' liberale
    Paolo Macry
  • La pittura a Napoli nel econdo Ottocento
    Nicola Spinosa
  • La Lombardia e la pittura napoletana
    Raffaele De Grada
  • Dal Romanticismo al Verismo. Le illustrazioni
  • Catalogo delle Opere
    A cura di Umberto Bile, Roberta Catello, Katia Fiorentino, Luisa Martorelli, Mariaserena Mormone, Barbara Maria Savy, Angela Tecce
  • Bibiografia
    A cura di Elena Maimone
  • Indice Alfabetico degli Artisti

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La prefazione di Nicola Spinosa
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia

"La mostra che qui si presenta - una selezione di poco piu' di cento dipinti del secondo Ottocento napoletano - anticipa di qualche mese la piu' vasta rassegna sulla "Civilta' dell'Ottocento a Napoli dai Borbone ai Savoia" che, dopo anni di ricerche, di studi e soprattutto di "faticosa" organizzazione, la nostra Soprintendenza presentera' dalla fine del prossimo ottobre nella Reggia di Capodimonte, che ne è la sede principale e prestigiosa, e in altri celebri edifici storici di Napoli, Portici e Caserta.

Una "grande mostra", quest'ultima, che si colloca nel solco delle altre iniziative organizzate dall'ormai lontano 1979 su altri aspetti e momenti della civilta' figurativa napoletana: da quelle sulle arti nel Sei e nel Settecento alle rassegne piu' recenti su Battistello Caracciolo, sul Ribera e sugli anni del viceregno austriaco in Italia meridionale.
Mostre che, presentate in alcuni casi con successo anche presso prestigiose sedi straniere, in Europa e negli Stati Uniti, non hanno mai avuto il carattere dell'evento occasionale ed eccezionale, ma sono sempre state il risultato di un lungo e complesso lavoro di ricognizione dei materiali artistici condotto sul territorio napoletano, in musei o in collezioni private in Italia e all'estero, di spesso difficili interventi conservativi e di restauro, di documentazione e di rigorosa catalogazione scientifica.
Il risultato di maggior rilievo, per questo sforzo in alcuni casi immane e reso spesso ancora piu' arduo dalle continue dispersioni, da interminabili guasti, manomissioni e distruzioni che il patrimonio artistico napoletano ha dolorosamente subito "programmaticamente" soprattutto a partire dalla seconda meta' del secolo scorso, è stato, con la riscoperta e la messa in luce di un insieme incredibile e talvolta "negato" di splendide o rare testimonianze di un lungo passato di altissima civilta' e di raffinata cultura, la ritrovata consapevolezza da parte dei napoletani in particolare di essere gli eredi legittimi di una luminosa vicenda di storia e d'arte. Una vicenda vissuta a Napoli quando la citta' fu prestigiosa e celebrata capitale europea, centro cosmopolita in area mediterranea di qualificata produzione artistica, certo tra contrasti, lacerazioni e contraddizioni interminabili, tra luci e ombre, fasti e misfatti, miseria e nobilta', ma sempre con orgoglio e dignita': quell'orgoglio e quella dignita' che, dopo un secolo di smarrimenti e frustrazioni, soprattutto dopo un quarantennio di malcostume e cattiva amministrazione, sembravano definitivamente smarriti, con la perdita di una identita' civile e culturale che sembrava irrimediabile, nel gorgo infinito dell'assistenzialismo piu' bieco e del malaffare piu' vorace, ma che invece proprio la "riscoperta" recente di tanti "tesori d'arte" e di cosi' splendidi documenti di quel luminoso passato sembra aver restituiti a un destino forse meno triste e a progetti futuri meno astratti e improduttivi.

Anche la mostra sulla civilta' dell'Ottocento, che si estendera' alla documentazione di quanto allora prodotto a Napoli nei diversi settori dell'architettura, della scultura, della pittura e soprattutto delle arti applicate alle esigenze dell'arredo e della decorazione, si propone questo stesso obiettivo raggiunto m parte dalle iniziative precedenti. Sebbene, trattandosi di un periodo ancor poco o mal conosciuto ancora avvolto nelle nebbie della retorica campanilistica o di una persistente e diffusa condizione di ignoranza, presunzione e cattivo gusto, richiedera' un impegno critico e organizzativo ancora piu' rigoroso e severo.
Come quello richiesto, forse solo con uno sforzo minore e in tempi piu' brevi, anche per Questa iniziativa limitata alla illustrazione, "a volo d'uccello , di alcuni aspetti di quella stagione dell'arte napoletana del secolo scorso, della pittura m particolare, spesso celebrata con eccesso o al contrario valutata, anche per scarsa conoscenza, con immotivata severita'. Una stagione vissuta a Napoli come a Milano, a Firenze come a Palermo, in comunita' di intese culturali e in un clima di ideali democratici e di aspirazioni civili poi traditi e fatti fallire dagli errori perpetrati m eta' postunitaria - alla ricerca di un nuovo linguaggio che restituisse, unitariamente e muovendo da salde premesse teoriche, verita' e concretezza a esperienze artistiche a lungo soffocate dai vincoli della retorica classicista e dell'ufficialita' accademica.

La stagione del "realismo" e del "verismo sociale", di Morelli e di Palizzi, di Toma e di Cammarano, di Mancini e di De Nittis, di Patini e di Migliaro dei rapporti con i macchiaioli toscani o con gli stranieri d' oltralpe, dei successi alle prime mostre nazionali e della partecipazione alle grandi rassegne internazionali, ma anche di Matilde Serao e di Vincenzo Gemito, di Salvatore Di Giacomo e di Mastriani, della citta' che dopo essere stata a lungo capitale di un regno indipendente si trova relegata al ruolo di capoluogo di provincia ma che continua a vivere ancora per qualche lustro, a dispetto del colore e del risanamento la passata condizione di illustre centro europeo di arte e cultura. Una stagione che qui mi sono provato a delineare per brevi tratti nello scritto che segue, ma che meglio risultera' documentata dalla selezione delle opere che sono m mostra.
Una mostra fortemente voluta dall'Amministrazione civica di Monza, in una residenza reale come quella di Capodimonte, da cui proviene la gran parte dei dipinti in esposizione e che, come è stato a lungo per la stessa antica Reggia borbonica affacciata sul panorama del golfo partenopeo, ora sede di uno dei piu' celebri musei europei, attende di essere restituita al suo originario splendore e a un ruolo di rinnovate e vitali funzioni nel campo delle arti e della cultura.

E chissa' che proprio questa mostra, frutto anche di antiche e nuove intese civili e culturali tra Napoli e il territorio lombardo (intese che nessuna ragione politica, nessuna esigenza amministrativa o nessun riordinamento istituzionale potranno mai cancellare, soffocare o disperdere), non possa essere un ulteriore passo m avanti per fare della Villa Reale di Monza un centro culturale attivo e prestigioso come da qualche tempo è tornato a essere Capodimonte: un luogo di memorie del passato, ma anche di nuove iniziative che concorra a superare, per forza de valori universali dell'arte e della cultura, ogni tentativo recente e futuro d'inutili divisioni e di contrapposizioni per tutti irrimediabilmente dannose e drammaticamente dolorose."

Fine