Dal Romanticismo al Verismo. Dalla Reggia Reale di Capodimonte alla Villa Reale di Monza. |
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Indice del volume:
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| La prefazione di Nicola Spinosa Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia "La mostra che qui si presenta - una selezione di poco piu' di cento dipinti del secondo Ottocento napoletano - anticipa di qualche mese la piu' vasta rassegna sulla "Civilta' dell'Ottocento a Napoli dai Borbone ai Savoia" che, dopo anni di ricerche, di studi e soprattutto di "faticosa" organizzazione, la nostra Soprintendenza presentera' dalla fine del prossimo ottobre nella Reggia di Capodimonte, che ne è la sede principale e prestigiosa, e in altri celebri edifici storici di Napoli, Portici e Caserta. Una "grande mostra", quest'ultima, che si colloca nel solco delle altre iniziative organizzate dall'ormai lontano 1979 su altri aspetti e momenti della civilta' figurativa napoletana: da quelle sulle arti nel Sei e nel Settecento alle rassegne piu' recenti su Battistello Caracciolo, sul Ribera e sugli anni del viceregno austriaco in Italia meridionale. Anche la mostra sulla civilta' dell'Ottocento, che si estendera' alla documentazione di quanto allora prodotto a Napoli nei diversi settori dell'architettura, della scultura, della pittura e soprattutto delle arti applicate alle esigenze dell'arredo e della decorazione, si propone questo stesso obiettivo raggiunto m parte dalle iniziative precedenti. Sebbene, trattandosi di un periodo ancor poco o mal conosciuto ancora avvolto nelle nebbie della retorica campanilistica o di una persistente e diffusa condizione di ignoranza, presunzione e cattivo gusto, richiedera' un impegno critico e organizzativo ancora piu' rigoroso e severo. La stagione del "realismo" e del "verismo sociale", di Morelli e di Palizzi, di Toma e di Cammarano, di Mancini e di De Nittis, di Patini e di Migliaro dei rapporti con i macchiaioli toscani o con gli stranieri d' oltralpe, dei successi alle prime mostre nazionali e della partecipazione alle grandi rassegne internazionali, ma anche di Matilde Serao e di Vincenzo Gemito, di Salvatore Di Giacomo e di Mastriani, della citta' che dopo essere stata a lungo capitale di un regno indipendente si trova relegata al ruolo di capoluogo di provincia ma che continua a vivere ancora per qualche lustro, a dispetto del colore e del risanamento la passata condizione di illustre centro europeo di arte e cultura. Una stagione che qui mi sono provato a delineare per brevi tratti nello scritto che segue, ma che meglio risultera' documentata dalla selezione delle opere che sono m mostra. E chissa' che proprio questa mostra, frutto anche di antiche e nuove intese civili e culturali tra Napoli e il territorio lombardo (intese che nessuna ragione politica, nessuna esigenza amministrativa o nessun riordinamento istituzionale potranno mai cancellare, soffocare o disperdere), non possa essere un ulteriore passo m avanti per fare della Villa Reale di Monza un centro culturale attivo e prestigioso come da qualche tempo è tornato a essere Capodimonte: un luogo di memorie del passato, ma anche di nuove iniziative che concorra a superare, per forza de valori universali dell'arte e della cultura, ogni tentativo recente e futuro d'inutili divisioni e di contrapposizioni per tutti irrimediabilmente dannose e drammaticamente dolorose." Fine |
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