"Mi sbrigo in due parole, non perché abbia noia di intrattenermi intorno al vostro lavoro, ma per non aver l'aria di predicare su la botte alle turbe dialettali esterrefatte, e conferirvi un po' di protezione. La vostra Storia 'e Roma è una cosa bella e vivace, che dinota quanto sottile ingegno e quanto gusto d'arte simpatica si annidi nel cervello vostro. Il risveglio della poesia dialettale, da qualche anno è assai notevole, specie qui a Napoli, divenuta come a me pare, un gran giardino, festeggiato da una eterna primavera e fecondato dai baci di un perenne sole. Spuntano fiori ed erbe alla rinfusa, e si sviluppano, e crescono, e si confondono: canzoni, sonetti, poemetti, macchiette, strambotti sciocchezze esasperanti ... La vostra Storia 'e Roma fra tante erbe inutili, è un bel cespo di fiori. Io vi ho trovato felice il movimento dei sonetto, sonante talvolta, o caratteristico, il verso, e ben numerato; e la quartina rotondeggiante, e il dialogo spigliato e assai spesso pieno di naturalezza. Che volete dunque che vi dica di più? Col vostro volumetto la poesia dialettale si è davvero arricchita di un altro nome simpatico, simboleggiante il colore, l'espressione, l'originalita', la vivacita' dell'ambiente popolare nostro. Dio volesse che tutti lavorassero con coscienza e con equilibrio, come lavorate voi! Invece siamo afflitti, e voi pur lo sapete! da una legione di guastamestieri che rubano a man franca idee e versi, e spunti di belle e buone cose, e riversando tutto ciò nei loro crogiuoli travisandolo e riducendolo alla piu' volgare e bestiale espressione! Ma lasciamo andare! Fra cinquant'anni codesta erbaccia sara' ridotta in polvere, e poche cose dimostranti la fioritura e la freschezza della nostra poesia dialettale, rimarranno: e fra queste poche rispettabili cose d'arte, pur passate attraverso l'invidia e la malevolenza di certi lividi insensati, avra' buon posto, credetemelo, la vostra Storia di Roma. Vostro aff.mo |
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