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2 Cd musicali |
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Prosegue, quindi, il percorso che vede Avitabile ed il gruppo dei Bottari di Portico di Caserta impegnati nel contaminare diversi generi musicali, riuscendo a miscelare il ritmo della pastellesa con l’inconfondibile melodia della zeza ed i sound del dub e dell’elettrotecno. Con la consapevolezza però, che, vista le cecita' delle radio italiane sui generi musicali alternativi, sara' difficile promuovere un simile lavoro al grande pubblico. A questa nuova opera di Avitabile, hanno partecipato anche Matthew Herbert, Djivan Gasparian, Bill Laswell, Manu Dibango, Banco De Gaia e Luigi Lai. È un disco che si muove con disinvolta agilita', grazia e raffinatezza artistiche tra connubi, sinergie, contraddizioni e dicotomie culturali il lavoro di AVITABILE. Ciò a partire dal titolo del cd, vero leitmotiv che informa di sé l’intero lavoro,“che si presta a una duplice lettura” come ha precisato lo stesso Avitabile stamani in conferenza “per tutt’e tre gli elementi di questa simbolica triade di borbonica memoria, perfettamente a cavallo tra un passato da non dimenticare e un futuro possibile”. La Festa, quindi, tanto sinonimo di paramento esteriore, di mera apparenza, tanto, però, anche occasione di condivisione e felicita'; la Farina, tanto metafora dell’accumulo di ricchezza e potere, tanto allegoria della musica e della cultura, strumenti di acquisizione di coscienza, di una presa di posizione sociale responsabile; la Forca, infine, tanto quale mezzo repressivo per il popolo in rivolta, tanto attestazione di una reale intenzione di rivoluzione e cambiamento. E nel progetto musicale di Avitabile il passato, o meglio il significato che da esso giunge a questi tre cardini, si lega, senza soluzione di continuita', a quello che deriva loro dal presente, e ancor piu' dalla prospettiva di un’imminenza futuribile. Testa di ponte tra questi due estremi cronologici è la musica, un linguaggio universale, colto e quotidiano al tempo stesso, sia nella ricerca di sonorita' e ritmi popolari, ancestrali, primigeni, che si sposano con suggestioni etniche di tutto il mondo e con le nuove influenze di strumentazioni e sound elettronici. Sia, d’altro canto, nella sperimentazione linguistica, in cui il dialetto antico, riutilizzato secondo canoni e modalita' moderne, assurge a veicolo espressivo, si', di grande immediatezza, ma anche di effettiva ricercatezza. E non è un caso, infatti, che in una tale staffetta tra presente e passato, il primo cd suoni come una sorta di racconto in dodici tracce, spesso con ‘testi-liturgie’, echi di preghiere, requiem e canti della tradizione, non indifferenti agli influssi di una world music sempre piu' dilagante e globalizzata, afromediterranea, si potrebbe definire; mentre il secondo, in una perfetta anche se non inedita miscela, sia l’antologia di otto brani del primo, remixati in chiave electro da artisti del calibro di MATTHEW HERBERT, BILL LASWELL, FRÉDÉRIC GALLIANO, POLE, AQUA BASSINO, TEMPLE OF SOUND, LLORCA e BANCO DE GAIA. Una sintesi musicale, quindi, in cui possono convivere ritmiche dub, della zeza, della pastellessa, cosi' come quelle elettroniche. Un recupero delle proprie origini, in maniera tutt’altro che bozzettistica e oleografica, per farle conoscere altrove; un modo autentico di esportare parte della propria tradizione musicale, di Napoli e non solo, della nostra citta' come centro del Sud, di tutte le periferie del mondo, mischiandola ad esse in una sinergia fattibile. E allora ecco che persino testi ‘alti’ come “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile o un’epistola di Plinio il Vecchio sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. diventano materia e fonte d’ispirazione, oggetto di canto insieme al dramma, alla sofferenza, alla ricerca interiore e all’impegno civile in un messaggio positivo e globale, che riesca a valicare barriere politico-sociali, geografiche, nonché angustie e ostruzionismi dell’attuale mercato culturale nazionale. Victoriano Papa |
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