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Cd musicale |
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Ricostruire le "conversazioni" armoniche organizzate nei palazzi napoletani è assai complesso; mancano, purtroppo, dettagliati resoconti, ma è comunque possibile inseguire delle tracce che ragguagliano sul cerimoniale. Queste raccolte serbano non poche sorprese custodendo talvolta florilegi di pagine di teatro musicale le cui partiture sono date per disperse; per il primo Settecento, tra l'altro, mancano all'appello un gran numero di cummeddeje pe mmuseca e solo negli ultimi anni, di tanto in tanto, stanno emergendo preziosi frammenti di una letteratura ormai creduta persa da queste raccolte antologiche. È stato il caso, ad esempio, di alcuni brani della pionieristica La Cilla, che segnò l'inizio della grande stagione della «commedia in musica in lingua napolitana», e ora de Lo finto laccheo. Il "custode" di questi brani "favoriti" della commeddeja di Giuseppe de Majo offre avare informazioni che si riducono a un titolo dell'opera - Napoletani alli Fiorentini - e al nome del compositore; appurato che il titolo apposto sul frontespizio risulta inesistente nei repertori settecenteschi si è ricorsi alla disamina dei libretti di commedia intonati da de Majo al Teatro dei Fiorentini nella prima meta' del Settecento. I materiali poetici delle pagine contenute nella raccolta custodita nella biblioteca del Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli corrispondono a quelli del primo cimento dell'artista per le gloriose tavole firmati da Bernardo Saddumene: Lo finto laccheo, «Da rappresentarese a lo Teatro de li Sciorentine sto Vierno de lo 1725». Tra le otto pagine de Lo finto laccheo - che è una commedia tutta in lingua napoletana - restituite dal manoscritto, il brano di Stuppolo, «Se crede sta secura», presenta, ad esempio, un'ardita contaminazione stilistica alquanto lontana dalle consuetudini della canzone "popolare" e la cui eco giunge sino al Pergolesi de II Flaminio della canzonetta «Mentre l'erbetta»; lo stile "popolare" nelle due pagine è assolto dal tempo lento di siciliana in 12/8; i due brani hanno in comune anche la tonalita' di rè minore e l'espediente della "messa di voce" nonché una venata parodia antibarocca, comunque i maturi artifici del compositore jesino segnano il passo con le nuove esigenze della scrittura musicale e lo rendono pressoché irraggiungibile. |
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I solisti :
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