| TRIONFO E MORTE DI CARNEVALE - Salvatore Di Vilio |
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| Libri - Feste Culti Tradizioni | |||
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Cominciava nelle strade vuote del pomeriggio, il Carnevale. Cominciava che era ancora giorno, nella luce corta di febbraio che muore improvvisa nel buio. Cominciava con la processione di maschi vestiti da femmine, le labbra truccate di rossetti densi e grassi, i seni gonfi e i fianchi imbottiti: e con le femmine vestite da maschi, le giacchette attillate e i baffi e le barbe disegnati a carboncino. E piano il rivolo di gente si ingrossava, come un fiumiciattolo che diventa un fiume in piena. Come una sacra processione capovolta, il corteo col Pazzariello, la Morte, il Cardinale e tutti quanti, entrava nei luoghi, e in ogni cortile, a ogni stazione della sua Via Crucis trasformata in Via del Piacere, il corteo festeggiava la vita indistruttibile del corpo che gode, del corpo che muore e rinasce a ogni notte, a ogni anno, a ogni rivoluzione del Tempo Grande. E in quei cortili di terra battuta o di basoli consunti, Zeza beffava ancora una volta l'ordine fasullo, insegnava che nessuno può trattenere il dio Eros, che la legge può diventare una buffonata, che la religione deve inginocchiarsi di fronte alla creatura che soffre e gode, e che breve è il tempo di gioia dei mortali. E nei luoghi si sostava, si ballava, si recitava, si suonava, si rideva: e tutti erano pubblico, e tutti erano attori. Il Carnevale apriva le porte delle case ma anche le porte del cuore, e faceva circolare il sangue popolare, il vino, il vino che trascinava i ballerini e i travestiti e le maschere fino alla fine della notte.
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Ottobre 2010 19:36 |



Autore: Salvatore Di Vilio